Reggiani “brava gente”
Luglio 2002
Dieci anni fa, in occasione del 188° anniversario della fondazione dell’Arma dei carabinieri, i reggiani, come riportavano i titoli dei nostri quotidiani, applaudivano con convinzione e rispetto. Era stata quella l’occasione, oltre che per stilare un bilancio dell’attività svolta e di parlare di sicurezza della nostra città, di sottolineare il legame con i cittadini che, a conferma dei loro sentimenti, avevano partecipato numerosi, soddisfatti di ammirare i militari in parata sfilare con labari e gonfaloni. Durante la manifestazione il comandante provinciale dei carabinieri, l’allora tenente colonnello Antonio Marturano, informava i cittadini reggiani che nel corso del 2001, a conferma di una incessante e proficua attività dei carabinieri, si erano svolti più di 19.000 servizi per un totale di 157.000 ore. Inoltre lo stesso comandante provinciale, pur confortato da allora recenti indagini statistiche, si era detto particolarmente convinto che erano necessari la massima attenzione e maggiore impegno per fronteggiare quelle che, dieci anni fa, si definivano “le continue sfide della criminalità”. Per questo era necessario e fondamentale la collaborazione tra le forze della polizia e su questo concetto Antonio Maturano precisava: “Questo coordinamento è per noi motivo di grande orgoglio, frutto di un lavoro portato avanti ogni giorno, sostenuto dalla volontà di servire meglio la nostra comunità.” Quel 188° anniversario dell’Arma a Reggio Emilia si svolse, come retorica insegna, alla presenza del Prefetto, dei sindaci dei Comuni della provincia e dei rappresentanti delle autorità civili, militari e religiose. Le cronache riportavano che l’Arma aveva ricevuto gli onori ed il caloroso applauso del pubblico composto da amici, parenti e semplici cittadini. Poi, come di consueto, il comandante provinciale dei carabinieri Antonio Marturano insieme agli allora Prefetto Maurizio di Pasquale, al Sindaco Antonella Spaggiari e al Presidente della Provincia Roberto Ruini, depose una corona a memoria dei caduti dell’Arma e di tutte le guerre.
Luglio 2012
A dieci anni da quella manifestazione si può sostenere che, a Reggio Emilia, la criminalità “ha fatto passi da gigante”. Tra le responsabilità e le motivazioni possibili, che sono tante e complesse, sicuramente non riteniamo giusto inserire quello di un minore impegno dell’Arma dei Carabinieri. Poco soddisfatti nelle loro esigenze di sostegno finanziario da parte dello Stato hanno operato sempre con generosità, serietà e coerenza in condizioni disagiate e in un contesto di leggi forse troppo permissive, che spesso annullavano l’efficacia della loro attività operativa. E la considerazione dei cittadini? A parte la retorica delle manifestazione sta di fatto che i Carabinieri sono l’obiettivo più diffuso delle nostre barzellette. Gli italiani, reggiani compresi, per certi versi sono “brava gente” nel senso che sono capaci di uscire da qualsiasi situazione difficile, di dimostrare una capacità intellettiva e di intraprendenza elevata tale da farci diventare, nel corso del dopoguerra, la 5° potenza economica mondiale senza possedere, come altri Paesi più fortunati, risorse economiche fondamentali come il carbone, il petrolio e l’acciaio. Però a fronte di indiscutibili pregi abbiamo, sicuramente, significativi difetti. Tra questi prevale un limitato senso civico dello Stato che ci porta ad essere di tendenza individualista. Siamo il Paese dove l’evasione fiscale è considerata prevalentemente una virtù e non un reato. Dove la corruzione ha raggiunto livelli da Paese sottosviluppato. Dove la richiesta della “raccomandazione”che compensi la mancanza di merito è diventata una prassi fisiologica. Dove il beneficio individuale deve prevalere, nella maggioranza dei casi, sul benessere della collettività. Di tale situazione ci sono sicuramente ragioni storiche. Siamo stati per secoli invasi da stranieri che imponevano tributi senza compensarci in servizi adeguati. Per cui diventa inconsapevolmente giusto riconoscere in ciò che rappresenta lo Stato una entità che tende a sfruttare il cittadino che governa. Siamo in Europa e forse prossimi alla costituzione di una Federazione economica e politica fra Stati simili per cui sarebbe bene che i cittadini italiani, e quindi anche i reggiani “brava gente”, superassero atavici difetti per esaltare sicure virtù. E questo a cominciare dallo smettere di considerare i Carabinieri oggetto di barzellette ed avere, per loro, maggiore rispetto e più alta, nobile e sincera considerazione.
(a cura di orlandocorradini@libero.it)














