Pubblicato il : 03 / 02 / 2012

Stop alla tirannia del Pil, spazio all’economia solidale

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La colorata saletta de La Gabella di Reggio Emilia è stata la scena per un’altra caldissima serata di dibattiti e di riflessioni sul momento attuale, sempre parte del ricco programma della Scuola di Etica e Politica  “Giacomo Ulivi” che per quest’anno è in buona parte dedicata ai temi dell’economia.

Paolo Cento, a suo tempo Sottosegretario del Ministero dell’Economia di Tommaso Paddoa Schioppa, e Marco Iezzi, responsabile del servizio per la competitività del Ministero allo Sviluppo economico, i protagonisti della serata.

 

 

La riflessione è partita da una semplice ma insidiosa considerazione sulla verità che ci stiamo raccontando da qualche mese a questa parte: stiamo vivendo una situazione di emergenza del debito pubblico dei paesi europei oppure siamo di fronte ad una grande bolla d’informazione sull’emergenza del debito stesso? Perchè fino a qualche mese fa il debito era ugualmente presente, ma nessuno sembrava preoccuparsene?

 

 

In diversi casi, in primis quello italiano, questo enorme impegno pubblico viene dal passato, ma per la maggioranza dei paesi “sviluppati” si è notevolmente accresciuto negli ultimi anni grazie alla sequenza debito privato americano- bolla immobiliare americana- subprime- Lehman- aumento del debito pubblico. Abbiamo raggiunto un livello preoccupante, ci dicono.

Quali sono le soluzioni che ci stanno proponendo? Rigore. Benissimo.

Liberalizzazioni per stimolare la crecita. Benissimo, la crescita ci serve.

“Ma ci rendiamo conto che così facendo rischiamo anche di cancellare il tradizionale welfare europeo che era una nostra peculiarità? ” tuona Paolo Cento.

 

D’altra parte la gestione del nostro welfare, più che il welfare stesso, è stata negli anni non proprio vincente. In un mondo in cui non solo la tecnologia ha stravolto la vita, ma in cui la vita stessa si è trasformata, allargando velocemente le quote di popolazione anziana e restringendo moltissimo le fasce giovani (produttive), era impensabile non andare a cercare modelli di welfare capaci di rispondere correttamente alle modificazioni della società civile. Eppure abbiamo sempre fatto un po’ finta di niente.

 

 

Oggi giorno, dunque, se nemmeno gli sforzi montiani del neo-liberismo come stimolo alla crescita servono a risolvere i dilemmi della crisi che insiste in special modo sul nostro paese, quali dovrebbero essere gli obiettivi primi per uscire dallimpasse?

 

La risposta di Cento va su tre semplici, ma radicali punti: introduzione di un bilancio ambientale che vada ad impastarsi nel bilancio ufficiale dello Stato; inserimento di elementi di sobrietà nella nostra economia; valorizzazione di forme di economia alternativa (economia solidale).

Un tempo questi erano concetti di nicchia, usati da gruppi marignali.

Oggi l’acqua è un bene raro, va consumata senza sprechi, il territorio non si può sfruttare all’inverosimile, l’energia deve diventare pulita, ma possiamo anche imparare a consumarne meno! E non è un argomento per fricchettoni, ma necessità ambientale.

 

 

 

Nell’economia solidale le relazioni fra gli individui non sono solo economiche. E non è necessario mettere in tavola alimenti che vengono dall’altra parte del pianeta per mangiare bene. E’ lecito,  anzi, opportuno, in questo mondo, parlare di “chilometri zero”, di Gruppi di Acquisto, ma non solo. Si rifiuta l’idea, condivisa dal “turbocapitalismo” dei tempi più recenti, dell’accettazione i-n-c-o-n-d-i-z-i-o-n-a-t-a del modello della crescita.

Paolo Cento evidenzia il dubbio: “La crescita (intesa quasi sempre in termini quantitativi) è l’unica soluzione per uscire dalla crisi? E come la mettiamo della crescita quando si parla invece di crisi ambientale ??” Quali sono i costi economici di questa crisi ambientale che continuiamo a non considerare seriamente? ” Non possiamo più andare avanti con i paramentri tradizionali, il Pil non può più essere “Il” parametro, non lo sarà neppure più il rapporto debito/Pil“!

Ma come accendere la sensibilità di un paese verso questi argomenti?

La fiscalità può essere una buona leva. “Una tassazione che si preoccupa meno di colpire lavoro e imprese e che invece premia i comportamenti di valorizzazione del territorio!” Un esempio? Il pendolarismo per lavoro, per esempio, è un costo ambientale e sociale; incentivare perchè questo fenomeno trovi soluzioni meno onerose in termini di tempi di vita e di impatto ambientale è un modo per razionalizzare le risorse.

 

 

 

 

 

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